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Avvio dei laboratori di video partecipativo del III modulo di Videotelling

Sono partiti questa settimana i 4 laboratori di video partecipativo e di video-produzione assistita del progetto Videotelling presso i quattro plessi dell’IC Simonetta Salacone. Nel dettaglio:

  • i due laboratori di video partecipativo presso la secondaria di I grado del plesso Baracca e la IV elementare del plesso Ferraironi, incentrati sul tema dell’amore, a cura di Dispàrte e con la direzione artistica di Greta Scicchitano e Naima Vitale Cappiello
  • il laboratorio di video partecipativo con la V elementare del plesso Pisacane a cura del Collettivo Fujakkà e con la direzione artistica di Stefano Cipressi
  • il laboratorio di stop motion per i più piccolini, la III elementare del plesso Balzani, a cura di Ciak si pARTE con la direzione artistica di Alessandra Di Bartolomeo.

I laboratori sono incentrati sulla metodologia del video partecipativo.

Il video partecipativo ha delle solide basi metodologiche. Chris Lunch, fondatore della società di produzione di video partecipativo inglese Insightshare, definisce il video partecipativo come “un modo innovativo e divertente per consentire alle persone di esprimere i propri successi e aspirazioni per mezzo dell’audiovisivo e riportandolo alla loro portata. Sono i membri stessi della comunità a fare il film, loro scelgono cosa filmare, cosa dire”. Attraverso questa metodologia, dunque, il ruolo classico del regista e dell’autore vengono detronizzati e messi in discussione, a favore di un ben più attivo coinvolgimento della comunità presso cui il film viene realizzato, che nel video partecipativo ha la possibilità di attivare un meccanismo di creazione e di produrre un’auto-rappresentazione, declinata nei modi e nel tono che è il gruppo stesso a stabilire. In questo contesto, alle classiche dinamiche produttive si affiancano e si sostituiscono dinamiche più sottili, legate alle relazioni interpersonali, ai vissuti individuali, alle dinamiche di gruppo, tale che la figura che è incaricata di intervenire in questo contesto per sviluppare il progetto creativo non è più definibile semplicemente come un regista: diventa più una sorta di “facilitatore”, in grado di inserirsi in un contesto socialmente connotato e indurre dinamiche positive e costruttive di scambio, di dialogo e di confronto che possano portare alla realizzazione di un film collettivo.
I sotto-generi del PV si classificano in base alle finalità, anche se questa distinzione è spesso sfumata dato che i progetti possono prevedere più finalità contemporaneamente. La fase che determina questa finalità è il momento del feedback . Nel caso di un film finalizzato a solo feedback interno e orizzontale, il feedback è circoscritto internamente alla comunità e la finalità è definita di empowerment, cioè a dire di rafforzare i legami interni e la discussione identitaria tra i membri di una comunità. Nel caso di un film finalizzato a un feedback esterno e orizzontale verso altri gruppi sociali che condividono con i soggetti uno status o una condizione che è oggetto del progetto, la finalità è definita con il concetto di alliance building, cioè di socializzare con altri gruppi una problematica in modo di rafforzare la base critica tramite cui esercitare una pressione. Infine, nel caso in cui un film è finalizzato a un feedback verticale, cioè è destinato all’esterno della comunità verso un’authority che detiene il potere di intervenire sulla situazione, allora la finalità sarà definita di advocacy, cioè portare all’attenzione di qualcuno per fare pressioni.

Il video partecipativo è, tra le metodologie di video-produzione assistita, la metodologia più efficace in contesti socialmente connotati come quello in cui si andrà a operare, pertanto sarà l’approccio che, in differenti modalità, sarà declinato dai partner coinvolti. Attraverso la metodologia del video partecipativo si possono realizzare prodotti audiovisivi ascrivibili a vari generi e formati (il cortometraggio di finzione, il documentario, il film di animazione realizzato utilizzando tecniche specifiche, lo spot pubblicitario, il videoclip, il film sperimentale, ecc.).
La metodologia del video partecipativo prevede uno svolgimento dell’iter di produzione audiovisiva in tutte le sue fasi accompagnato dalla presenza di professionisti e tecnici del settore audiovisivo sempre nell’ottica di offrire a bambini e adolescenti l’opportunità di sperimentare un vero e proprio percorso di produzione audiovisiva.

Per approfondire il tema, consultate questo articolo pubblicato nel 2013 sul volume collettivo “L’Africa in Italia. Per una controstoria coloniale del cinema italiano” a cura di Leonardo De Franceschi, edito da Aracne Editrice.